Those dancing on Fidel’s grave may soon be disappointed

While the death of Cuban revolutionary leader Fidel Castro caused grief and sorrow worldwide, many could not hide their joy. Political analysts told RT who has been “dancing on the lion’s grave” and why.

“Cuba was nothing more than a casino, a bordello before the Cuban Revolution led by the man who died yesterday,”former British MP and host of RT’s ‘Sputnik’, George Galloway, said. “And the people who fled Cuba for Miami, the Scarface generation, were the people disinherited by the Cuban revolution, when casinos were turned into schools and colleges, when bordellos were no more. And they are celebrating for the same reason [that] hundreds of millions of people around the world are mourning. The passing of someone, who … was the star, who made Cuba the coolest place on the planet.” Continue reading

Coloro che ballano sulla tomba di Fidel potrebbero rimanere presto delusi

Mentre la morte del leader rivoluzionario cubano Fidel Castro è stata causa di dolore e tristezza in tutto il mondo, molti non hanno saputo nascondere la propria gioia. Gli analisti politici spiegano a RT il perché di questo “ballare sulla tomba del leone”.

“Cuba non era altro che un casinò, un bordello, prima della rivoluzione cubana guidata dall’uomo che è morto ieri” afferma l’ex deputato britannico George Galloway. “E le persone fuggite da Cuba per Miami, la generazione Scarface, erano quelle diseredate dalla rivoluzione cubana, quando i casinò sono stati trasformati in scuole e università, quando sono scomparsi i bordelli. E si festeggia per la stessa ragione per la quale centinaia di milioni di persone in tutto il mondo sono in lutto: la morte di qualcuno che era una star, che ha fatto di Cuba il posto più bello del pianeta.” Continue reading

Diary of Alexey Markov: «Zhelobok Is Ours»

Once again about Zhelobok, or it’s better to see for yourself

June 9: In connection with the recent panicky rumors on social media that the Ghost Brigade has surrendered northern Zhelobok after heavy battles, I want to officially say: #ЖелобокНаш! [ZhelobokIsOurs!] Continue reading

Diario di Alexey Markov: «Jelobok è nostra»

Ancora una volta a proposito di Jelobok, o è meglio che veda tu stesso

9 giugno: In relazione alle recenti indiscrezioni impanicate sui social media che sostenevano che la Brigata Prizrak si fosse arresa a nord di Jelobok dopo pesanti combattimenti, voglio dire ufficialmente: #ЖелобокНаш! [JelobokÈNostra!] Continue reading

Dmytriy Kovalevich: Myths and Realities and the Role of Communists in Donbass

We know that West governments for two years blackmailed Moscow demanding to take measures and press Donbass rebels as they couldn’t press them by Kiev troops.

Although, we can’t know the plans of Moscow for sure, but definitely Russian government is not as united as it is portrayed by West press: it has several factions with their own vested interests and it is the internal Russian political struggle causes contradictory decisions over Donbass and Ukraine.

The policy of Moscow is (and has been since Maidan) is rather determined by a desire to have Donbass inside Ukraine and Russian officials stated it quite clearly, by the way. Continue reading

Dmytriy Kovalevich: miti, verità e il ruolo dei comunisti in Donbass

Sappiamo che i governi occidentali per due anni hanno ricattato Mosca, chiedendole di prendere dei provvedimenti e fare pressioni sui ribelli del Donbass, dal momento che non erano in grado di farlo attraverso loro stessi attraverso le truppe di Kiev.

Anche se non abbiamo modo di conoscere con certezza le intenzioni di Mosca, sappiamo che il governo russo non è il blocco monolitico rappresentato dalla stampa occidentale: questo ha diverse fazioni con i rispettivi interessi ed è lo scontro politico all’interno della Russia a produrre decisioni contrastanti riguardo il Donbass e l’Ucraina.

La politica di Mosca, fin da Euromaidan, è orientata a mantenere il Donbass all’interno dell’Ucraina e gli ufficiali russi lo hanno detto molto chiaramente. Continue reading

Il Partito Comunista e i lavoratori in piazza: l’UE non è riformabile

25 Marzo 2017, Roma: «Nessuna illusione sulla riformabilità dell’Unione Europea: i comunisti lottano per l’uscita dell’Italia dall’UE, dall’euro e dalla NATO: per il socialismo», è quanto ha scandito il Segretario Generale del Partito Comunista Marco Rizzo dal palco allestito sabato a Piazzale Tiburtino.

E’ stato un grande evento internazionalista e di classe contro l’UE, quello che in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma che diedero vita a quella che oggi è l’Unione Europea, ha visto scendere in piazza il Partito Comunista per ribadire la propria posizione sull’Europa e sulla moneta unica. Ai molti che cercano di accomunare la posizione comunista con una sovranista e di estrema destra, la piazza ha risposto: socialismo. «La destra sovranista, la si chiami così, vuole un’uscita ma non spiega il ‘dopo’ – ha commentato alla stampa il SG Rizzo – noi abbiamo un’idea chiara: fuori da UE, euro e NATO per il socialismo». Ripercorriamo questa splendida giornata con i vari interventi che si sono susseguiti dal palco. Continue reading