Statement of the Russian Communist Workers Party (Bolshevik) on the Russo-Ukrainian war

On the armed phase of the conflict between the Russian Federation and Ukraine

Statement of the Political Council of the Central Committee of the RKRP-CPSU

In our analysis and conclusions in these specific historical conditions, we rely on the analysis already made in the course of the development of the situation, incl. at a conference with the communists of Donbass, Ukraine, Russia in November 2019 in Lugansk.

Once again, returning to the fact of recognition of the republics of Donbass, we note that although it happened late, much later than it should have, but better late than never. The RCWP not only supported this step from the very beginning of the proclamation of these republics, but also demanded that the bourgeois authorities of the Russian Federation take this step as help in confronting the people’s republics of Donbass against fascist aggression by the Kiev Nazis.

Of course, the goals of the military intervention of the Russian Federation by the authorities and Putin are only declared as humanitarian – saving people from the reprisals of the Nazis. In fact, the source of the conflict is the inter-imperialist contradictions between the US, the EU and Russia, in which Ukraine is drawn. The goal of the most powerful US imperialism in the world is to weaken the Russian competitor and expand its influence in the European market space. Why did they purposefully work to pit not only the authorities, but also the peoples of Russia and Ukraine. To this end, imperialism even went so far as to encourage the revival and use for punitive purposes of ordinary fascism of the Bandera model of 1941-45. The imperialists are fulfilling their tasks – the conflict between the Russian Federation and Ukraine has entered a hot phase, and this suits them perfectly. No wonder the heads of the United States and England have already stated that they are not going to participate in the war with their armed forces. Let parts of the once united Soviet people fight among themselves.

By and large, i.e. from class positions, the Russian authorities, as well as the rulers of the US and the EU, do not care deeply about the working people – and Donbass, and Russia, and Ukraine. We have no doubts that the true aims of the Russian state in this war are quite imperialistic – to strengthen the position of imperialist Russia in world market competition. But, since this struggle today to some extent helps the people of Donbass to repulse Bandera fascism, the communists in this part of it do not deny, but allow and support as much as it is waged against fascism in the Donbass and Ukraine. And they categorically oppose the actions of their government, when, under the cover of the fight against fascism, the issues of expansion and strengthening of Russian imperialism and its allies will be resolved.

As long as Russia’s armed intervention helps save people in the Donbass from reprisals by punishers, we will not oppose this goal. In particular, we consider it acceptable if, due to circumstances, it is necessary to use force against the fascist Kiev regime, insofar as this will be in the interests of the working people.

At the same time, of course, the possibility of the military campaign of assistance to the Donbass from Russia, led by the anti-Soviet Putin, developing into a truly completely predatory war, when, under the pretext of helping the Donbass, the Russian authorities begin to resolve their issues, and the troops simply begin to occupy other regions of Ukraine, is not ruled out. We will regard this as a war of conquest, imperialism, and we will not support either one or the other imperialist. In any case, it will not be the masters who die on both sides, but the workers. To die for brothers in the class is worthy. And to die and kill for the interests of the masters is stupid, criminal and unacceptable.

In any case, we firmly reaffirm our common position with the communists of Donbass and Ukraine: to put an end to fratricidal conflicts, to the relapses of fascism, to the threat of a local war escalating into a full-scale world war, is possible only on the path of socialism. The common struggle of the working people against the bourgeoisie of all countries is the main strategic line of our parties.

Proletarians of all countries – unite!


Translated by Red Patriot from the original.

Alexey Navalny e i nazisti russi

Ripercorriamo insieme le tappe del percorso politico di Alexey Navalny, per i liberali diventato oggi un simbolo della lotta per i diritti e per la democrazia in Russia e nel mondo. Cominceremo da quando era uno degli organizzatori delle marce neonaziste, passeremo per le campagne politiche contro gli immigrati, ai messaggi xenofobi e al supporto delle violenze del movimento anti-immigrazione russo, fra i più feroci al mondo, responsabile di centinaia di omicidi a sfondo razziale.


FONTI

Navalny chiede di far svolgere la Russian March del 2006 https://www.svoboda.org/a/269476.html

Richiesta di espulsione dei georgiani dalla Russia
https://www.theatlantic.com/international/archive/2013/07/is-aleksei-navalny-a-liberal-or-a-nationalist/278186/

Marcia Russa 2010

Marcia Russa 2011

Al Jazeera – Marcia Russa 2011

Euronews – Marcia Russa 2011

Campagna xeonofoba “Stop feeding the Caucasus”

Intervento dal palco di Navalny insieme ai neonazisti

Video razzista caricato sul canale di Narod

Al Jazeera – Raid punitivi contro gli immigrati del 2013

Supporto di Navalny ai raid punitivi

Russia Responds to Anti-Migrant Riots by Arresting Migrants

L’Unione Sovietica è la vera vincitrice della Seconda guerra mondiale

Il 6 giugno 1944 cominciava lo sbarco in Normandia principalmente da parte delle truppe di Stati Uniti, Regno Unito e Canada. Nell’immaginario collettivo questo evento segna il tracollo della Germania nazista.
Osservando questo grafico è possibile comprendere come la realtà fosse assai diversa, gran parte della macchina bellica nazista era già stata profondamente fiaccata negli anni precedenti dalla difesa eroica dei comunisti sul Fronte orientale. Come si può notare, infatti, la maggior parte dei soldati della Wehrmacht, a milioni, cadde sotto i colpi sovietici.

Numero dei morti militari durante la seconda guerra mondiale

Sondaggio: il 70% dei russi è con Stalin

Un nuovo sondaggio del Levada Center rileva che il 70% della popolazione russa considera positivo il ruolo di Stalin nella storia del paese, si tratta di un record assoluto. Solo il 19% percento considera il suo un ruolo negativo, mentre l’11% non sa rispondere. Secondo il sociologo Leonid Bryzov “Stalin è visto come un campione degli oppressi”, e aggiunge “La figura di Stalin comincia a essere percepita come un simbolo di giustizia e un’alternativa all’attuale governo, che viene valutato come ingiusto, crudele e non attento alle persone”.

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Referendum sulla conservazione dell’URSS (1991)

17 marzo 1991, pochi sanno che negli ultimi mesi di vita dell’URSS i cittadini sovietici parteciparono in massa a un referendum esprimendo la propria volontà di scongiurare la dissoluzione dell’Unione Sovietica. La vittoria del “Sì” fu schiacciante, al 77,85%. Un evento storico largamente ignorato in occidente e che smonta gran parte della narrazione dei nostri media su quel periodo, i quali cercano invece di ritrarre un popolo che si sarebbe ribellato all'”oppressione comunista”.

Quello che fa certamente riflettere è che, nonostante ogni tentativo delle politiche di Gorbachev di snaturare l’economia sovietica, promuovendo una transizione al capitalismo e spingendo il paese a ripudiare il proprio passato e le proprie conquiste, la popolazione in massa si mise a difesa di quel colossale progetto che fu l’Unione Sovietica.

Ignorando i risultati del referendum, nel dicembre dello stesso anno, Gorbachev si dimise da presidente dell’Unione Sovietica e conferì tutti i poteri al presidente della Russia, Boris Eltsin, il quale portò a compimento la sua missione e quella della cricca anticomunista che aveva scalato il partito: ammainare la bandiera sovietica dal Cremlino.

Vi riproponiamo questa interessante infografica di Rianovosti del 2011 che abbiamo tradotto e rielaborato, e alla quale abbiamo apportato anche delle correzioni ai dati delle votazioni.

Aleksej Markov: una guerra fatta di occasioni mancate

I poeti e bardi Andrej Sciroglazov e Galina Sciapkina hanno incontrato e conversato con il comandante del battaglione della Milizia popolare della LNR Alexei Markov.

Articolo apparso su Literaturnaia Gazeta http://www.lgz.ru/article/-4-6676-30-01-2019/voyna-upushchennykh-vozmozhnostey/ Traduzione a cura del Comitato Ucraina Antifascista di Bologna https://www.facebook.com/ucraina.antifascista.bo/ con il supporto di Riccardo Sotgia Alena Afanasyeva

Con il comandante della leggendaria «Prizrak» – [fantasma, NdT], (prima comandata da Mozgovoi) ci siamo conosciuti più di due anni fa, quando per la prima volta siamo capitati in Donbass. Partecipammo ad un festival e ci invitarono a parlare a Kirovsk, a ridosso del fronte. Ricordo come in sala si ascoltasse con attenzione, solo di tanto in tanto si sentiva un sussurro – i nostri ragazzi traducevano per i volontari stranieri le canzoni e i discorsi.

Dopo il concerto ci furono dei piccoli incontri, ci siamo trovati al tavolo accanto ad un interlocutore molto intelligente, che si presentò come Aleksei. Venimmo a sapere che si trattava di un siberiano, programmatore, un civile a tutti gli effetti (anche se l’istituto aveva un dipartimento militare). Si trovava in Donbass “chiamato dal cuore”, come molti altri volontari “fantasma”. Al momento di congedarci da lui, quasi per caso si è scoperto che avevamo parlato con il comandante di battaglione Markov… Continue reading

Solidarietà internazionale ai comunisti colpiti dalla repressione in Transnistria

Oleg Horzhan, segretario generale del Partito Comunista della Transnistria, è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere dalle autorità governative al servizio dell’oligarchia.

La mattina del 7 novembre, decine di comunisti – giovani e meno giovani – si sono riuniti per deporre fiori presso il monumento a V.I. Lenin a Tiraspol, in Transnistria, in occasione del 101° anniversario della Rivoluzione bolscevica in Russia.
Attività simili si sono svolte in migliaia di città in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica. Ma l’incontro di Tiraspol aveva un significato speciale, e per i suoi partecipanti necessitava di un coraggio speciale. Continue reading

Alexey Markov: «Tutto si risolverà per il meglio, o almeno così speriamo»

Alexey Markov “Dobriy” è arrivato nel Donbass nel 2014, ha iniziato come soldato semplice fino ad arrivare a comandare la Quattordicesima Brigata Motorizzata della milizia di Lugansk, la Brigata Prizrak di Alexey Mozgovoy.

Alexey, raccontaci, come sei arrivato nel Donbass?

Dal 2014 mi dedicavo alla raccolta degli aiuti umanitari [ndr: in Russia] per la milizia. Ma quell’estate ho deciso di andarci. Abbiamo formato una piccola squadra di 18 persone e siamo venuti ad Alchevsk nella Brigata Prizrak di Alexey Mozgovoy. Siamo qui dal 2014.

Cosa ne è stato di questa squadra, è ancora qui?

Alcuni sono tornati perché feriti, altri sono qui con noi da quasi 3 anni.

Alcuni volontari hanno deciso di abbandonare il Donbass dopo la firma del 2° accordo di Minsk, quando le azioni militari risultarono, diciamo incomprensibili. Lei è rimasto, perché? Continue reading